Affettività e amore — Sito di
Psicologia di Nicola Ghezzani

Anoressia sentimentale sui postumi di una anoressia alimentare

“Nudo” (1936), fotografia di Edward Weston. L’anoressia sentimentale, la paura di amare ed il rifiuto di legarsi in un rapporto di forte interdipendenza, è ormai una patologia diffusa che ha assunto il carattere di una pandemia. Moltissime persone mi scrivono per questo problema, intrecciato per effetto di ritorno a quello della dipendenza affettiva. Infatti, chi ha paura di amare teme di essere un egoista, e se è una donna teme di non essere femminile, quindi prima o poi si costringe ad amare in modo sacrificale.

La ragazza che mi ha scritto la mail che segue è ancora al livello della paura e del rifiuto di coinvolgersi in un amore. Ma aiuta a capire la genesi della patologia.

È una bella mail, molto lucida e onesta.

Gentile dr. Ghezzani,
ho letto con molto interesse il suo sito nel quale ho ritrovato molti dei temi della mia vita, fra cui quello della paura di amare e del rifiuto di legarmi ad un uomo. Ormai da diversi mesi cerco di rielaborare le ragioni che mi hanno portata ad allontanarmi dal mio ex ragazzo, dopo una relazione durata circa sei anni con normali alti e bassi.

Ci siamo conosciuti all’età di 23 anni e grazie a lui, al nostro rapporto, alle sfide lavorative da me affrontate ho avuto l’impressione – anzi direi quasi la certezza – di aver acquisito una notevole sicurezza e di aver realizzato una buona parte del mio potenziale. Grazie a questo rapporto ho appreso ad affrontare le difficoltà della coppia e ho sviluppato la forza necessaria alla condivisione sia di esperienze divertenti che di ricordi spiacevoli. Ho sempre percepito il mio ex ragazzo come una guida, una persona determinata, affettuosa e matura, che mi ha insegnato a destreggiarmi nella vita con gioia.

Due anni fa, tuttavia, sono iniziati i suoi problemi legati alla tesi di laurea, che sono sfociati in un suo stato depressivo. Premetto che vengo da una situazione familiare molto problematica e da un passato di anoressia (dai 15 ai 16 anni) curato con anni di terapia psicologica, quindi ho ritenuto all’epoca di essere in grado di potergli stare accanto. Per il primo anno sono riuscita abbastanza bene a destreggiarmi tra i suoi bassi, consigliandolo, cercando di motivarlo a reagire, finché nel secondo anno ho letteralmente gettato la spugna, chiudendomi; ascoltandolo ma non spronandolo più – cosa di cui io oggi mi sento molto in colpa. Dopo mesi passati così ho deciso di chiudere il rapporto, perché sentivo di portarmi dentro un vortice in cui non volevo guardare, perché avrebbe coinvolto anche il mio buco nero doloroso (che non sono in grado evidentemente di condividere fino in fondo, non lo so, ma all’epoca mi sembrava una follia far vedere a un depresso che anche io mi stavo deprimendo con lui) e perché sentivo di vivere uno sdoppiamento. Non ho voluto fargli vedere che mentre la mia vita lavorativa e di amicizie che si arricchiva di interessi la mia vita di coppia era rimasta allo stadio dei 25 anni nonostante ne avessi ormai 30.

Oggi io mi chiedo se nel mio futuro sarò in grado di stare accanto ad una persona che potrebbe un giorno ammalarsi o se invece fuggirò di nuovo.

La ringrazio del suo straordinario lavoro e delle belle pagine che dedica a persone come me.

Cordialmente
G.

Ed ecco la mia risposta:

Cara G.,
la sua mail è molto onesta e lucida, perché in essa è riuscita a fare una diagnosi realistica della sua “difesa dai legami”. Lei viene da un’antica esperienza di anoressia alimentare e questo è un dato molto importante per capire cosa le è accaduto in seguito. L’anoressia alimentare di cui ha sofferto durante l’adolescenza segnala che lei aveva bisogno di “espellere il mondo affettivo” sin da giovanissima. Chi ha sofferto di anoressia alimentare ha combattuto, talvolta sin da bambino, contro la dipendenza primaria (quella dalla madre) e di questa strenua lotta porta le conseguenze per tutta la vita.

L’anoressia alimentare marca il carattere nel senso di una difficoltà a fidarsi del proprio simile e di una ancor maggiore difficoltà ad amare, cioè a “interiorizzare” a “portare dentro di sé” un amore adulto, a “nutrirsi” di esso. L’anoressia alimentare anche se superata può condurre all'anoressia sentimentale, la difficoltà di condividere la vita con un altro quando questo appare come un peso. Infatti lei riusciva a vedere i lati belli del rapporto con il suo ex finché ne era arricchita; ma appena ha scoperto di doversi dedicare a lui, quindi di dover rinunciare a qualcosa di sé, della sua crescita, per favorire lui, il castello del vostro amore è crollato.

Mi chiede se riuscirà a permanere, un giorno, in un legame anche quando questo dovesse diventare “pesante”. Le rispondo di sì, ma solo se riuscirà a elaborare le sue difese, il suo opposizionismo nei confronti del legame – magari anche attraverso un contatto psicoterapeutico – e a capire quanta ricchezza c’è nella crisi e nello scambio profondo di emozioni, anche negative, indotto da una relazione profonda. È impossibile stare in coppia senza prima o poi sentire il peso dell’altro, la sua depressione, la sua sofferenza, il suo chiedere aiuto, quindi la sua esigenza, la sua involontaria prepotenza. Impossibile avvertire tutto questo senza avere a propria volta reazioni avversative, di pena, di sconforto, di depressione. Soprattutto quando il modello a cui ci si riferisce è di tipo individualista, incentrato sul mito della crescita personale infinita.

Tenga presente questo: è solo tollerando questo peso e imparando a coglierlo come il dato più vero e profondo della condizione umana (e quindi del partner) che si arriva a sviluppare la propria umanità e la capacità di dare un senso alla vita. La percezione dell’altro come entità piena di bisogno è il presupposto per passare dall'“io” al “noi”, dall’individualismo narcisista, che ha scopi minori, alla relazione aperta e generosa di piena reciprocità d’amore che ha per scopo la realizzazione di sé attraverso mete che trascendono l’io, che vanno oltre il piccolo recinto dell’io.

Legga un mio libro: “L’amore passionale” (editore Franco Angeli), che spiega quanta ricchezza e potenziale evolutivo vi siano nella crisi psicologica che si anima in noi quando nasce un amore.

Un caro saluto
Nicola Ghezzani


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