Affettività e amore — Sito di
Psicologia di Nicola Ghezzani

Anoressia sentimentale

Sfiducia e isolamento affettivo

“Studio”, dipinto di Lucian Freud.Ecco una bella testimonianza di come si giunge, attraverso una forte delusione, a una vera e propria anoressia sentimentale. La mail che segue è di un giovane che descrive, con notevoli doti di analisi, le varie fasi di questa evoluzione. A ogni brano significativo faccio seguire un mio commento. Ne deriva qualcosa di simile a un “dialogo in differita”, una forma di scrittura che sia la più vicina possibile a un contrappunto psicoterapeutico dialettico.

Nel testo del mio corrispondente evidenzio in corsivo e in grassetto le frasi che, da un punto di vista diagnostico e prognostico mi sono apparse più significative. Segue, alla fine, la risposta che ho inviato.

1. Il sentimento di sé

La mail

Buonasera Dottore,
Mi chiamo Davide e sono un ragazzo di 33 anni, ho deciso di scriverle perché recentemente ho conosciuto i suoi siti internet e a pelle mi è piaciuto moltissimo lo stile con cui erano scritti gli articoli, nonché i contenuti.

Faccio parte di quella schiera di persone forse ampia che non avrebbe mai pensato di scrivere ad uno specialista, ma a questo punto sento di aver bisogno un parere per capire come sbloccare la mia vita. Mi scuso perciò se questa lettera sarà un po’ lunga, ma comincio arrivando al punto: da anni provo un senso di vuoto interiore costante, con intensità variabile ma sempre presente, so di essere infelice e ho fondamentalmente la sensazione di vivere una vita che non è la mia.

Commento di Nicola Ghezzani

Ho sottolineato la frase: da anni provo un senso di vuoto interiore costante... so di essere infelice... perché descrive un sentimento molto diffuso fra coloro che vivono disturbi dell’affettività e in particolare che sviluppano chiusura affettiva e anoressia sentimentale: la vita interiore, priva di un nesso affettivo profondo e di una volontà o disponibilità all’amore, si ripiega, si chiude e sperimenta un vuoto desolante. Allora, domina un senso di abbandono che conferisce alla vita un ché di futile e di falso.

2. L’esperienza primaria relativa ai genitori

La mail

Sono figlio unico, nato in una cittadina media della provincia di B. Tutta la mia famiglia si conta da sempre sulle dita di una mano: genitori, nonni e una coppia di zii da parte di padre. Ovviamente, col tempo “le dita” stanno diminuendo, ad oggi mi restano i miei genitori e una zia.

Mio padre era un impiegato dell’amministrazione sanitaria dell’ospedale della mia città, è sempre stato una persona estremamente mite, religiosa, scrupolosa ed onesta fino alla radice del midollo. Mi ha insegnato l’amore per la natura e la cultura, e da sempre nutro un grande affetto e stima per lui, anche se gli rimprovero una certa mancanza di assertività. Per quanto riguarda mia madre, sento di volerle bene ma è sempre stata una persona problematica. Premesso che si è sempre impegnata in tutto quello che le era umanamente possibile per prendersi cura di mio padre, della casa e di me, fondamentalmente so che non la stimo. Ha un divario culturale notevole con mio padre, ed è sempre stata una donna incredibilmente insicura, con la tendenza però a volgere la sua fragilità in aggressività. Qualsiasi problema viene ingigantito in modo esagerato, ed è spesso impossibile discuterne con lei senza litigare nel giro di qualche minuto, soprattutto perché in questi casi esprime convinzioni illogiche e si impunta a non considerare punti di vista diversi dal suo. Da anni soffre di periodi di depressione: gli antidepressivi fortunatamente hanno in genere efficacia e questo tipo di comportamenti si attutisce quando migliora.

Commento di Nicola Ghezzani

La percezione che ha dei genitori è delusiva. Davide li ama ma non li stima, quindi non riesce a rispettarli. Li giudica dei deboli, individui che non hanno saputo imporsi alla vita e agli altri. Il padre è giudicato buono ma poco assertivo, la madre una ansiosa oppressiva che ha tolto all’uomo di casa ogni virilità. In questa percezione nei confronti dei genitori si avvistano due possibili sviluppi del carattere:

  1. L’obbedienza cieca da figlio affettuoso, il “figlio d’oro” che agisce sempre bene in quanto è in contatto con la parte affettiva dei genitori;
  2. Il rancore del futuro adulto, che si considererà svantaggiato dall’aver avuto quei genitori e in particolare una madre che ha svirilizzato il maschio adulto di riferimento.

3. L’isolamento infantile

La mail

A causa di alcuni problemi di salute (avevo problemi di bronchiti e asma), dell’assenza di fratelli o cugini, e probabilmente di un atteggiamento sempre molto protettivo dei miei genitori non ho mai frequentato molto gli altri bambini, se si esclude naturalmente le ore della scuola elementare.

Nonostante ciò, ho un ottimo ricordo della mia infanzia. Per ragioni legate ai miei problemi di salute, i miei genitori decisero però di iscrivermi ad una scuola media diversa da quella di tutti gli altri miei compagni, e persi tutti i contatti che avevo. Dal punto di vista umano, ho ricordi meno buoni di quella scuola, comunque pur essendo di periferia aveva ottimi insegnanti. Ricordo che in quegli anni ero al tempo stesso affascinato ma anche invidioso di un mio compagno estremamente intelligente ma anche incredibilmente cinico, che poi ritrovai alle superiori.

Commento di Nicola Ghezzani

Puntualmente, la madre ansiosa e il sequestro affettivo primario portano disturbi di natura respiratoria che accentuano la protettività ansiosa e l’isolamento, in un loop senza via d’uscita. Allo stesso tempo, Davide si forma il primo ideale dell’io anestetico, un modello di riferimento chiuso e anaffettivo: un amico cinico diventa il suo ideale di vita. Poiché è cresciuto con genitori giudicati fragili e fragile lui stesso e ha pertanto sviluppato un certo risentimento, ecco che il modello cui vuole uniformarsi è quello di un amico “forte” che tratta i legami con “cinismo”.

4. Solitudine, senso di inferiorità e amore mimetico

La mail

Alle medie fu chiaro che ero portato per lo studio, il che si confermò al liceo. Non ho mai legato particolarmente con i miei compagni, ma ho un buon ricordo della scuola in sé e tutto quello che ho imparato al di fuori della mia professione l’ho imparato in quegli anni.

Negli ultimi anni del liceo, compresi che rischiavo di restare isolato, e decisi di intensificare i rapporti con quello che consideravo il mio migliore amico ma che abitava nel capoluogo, a circa mezz’ora di macchina. Quando compii 18 anni iniziai a frequentare la sua compagnia in modo più continuo, perché avevo preso la patente e potevo spostarmi in macchina. Fu un periodo estremamente felice (onestamente l’ultimo che ricordo di poter davvero definire tale), ma nel 1997 accadde che mi innamorai della sua ragazza. Fu come una rivelazione, lei sembrava ricambiare, a me pareva un paradiso perché non avrei mai pensato di interessare davvero a una donna.

Commento di Nicola Ghezzani

Come tutti i “ragazzi d’oro”, Davide ha ottime prestazioni intellettuali, e questo dovrebbe rifornirlo di una certa sicurezza. Non è così: egli sa che la prestazione intellettuale è una forma di “schiavitù al dovere” che gli costa immensi sacrifici, e che il suo buon adattamento scolastico serve solo a mascherare un terribile senso di inferiorità umana, di inettitudine a vivere come gli altri e il risentimento, la rabbia che deriva da questa triste consapevolezza. Quindi continua a invidiare gli amici, che gli sembrano migliori di lui, fino a “desiderare la donna d’altri”, cioè a nutrire l’ambiguo desiderio di sottrarre l’oggetto prestigioso di un suo amico ideale (in questo caso la sua ragazza) nella speranza di ottenerne così anche la forza virile.

5. La delusione annunciata

La mail

Iniziammo un rapporto praticamente platonico ma estremamente forte, in cui per alcuni mesi ci sentivamo continuamente per telefono, ma avevamo terrore di manifestare i nostri sentimenti perché non volevamo spezzare l’equilibrio di felicità in cui tutti vivevamo come in un sogno. Io ero felice, ma devastato dal senso di colpa verso il mio amico. Dopo circa sei mesi, lei lo lasciò. Io evidentemente non avevo capito bene per quale persona avevo perso la testa, perché ero convinto che nel giro di qualche settimana ci saremmo messi insieme. Invece non accadde, e di colpo lei scelse un perfetto sconosciuto e non si fece più vedere. Nel frattempo, era diventato impossibile tacere i miei sentimenti, ma il mio amico non sembrò accusarmi di nulla, cercò invece da quel momento in avanti di dimostrarmi che si trattava di una persona distruttiva e con tendenza alla manipolazione, cosa che probabilmente era in parte vera.

Commento di Nicola Ghezzani

Ma il rapporto sentimentale con questa ragazza si è avviato su basi fragili. Davide non è innamorato della ragazza, la desidera per sentirsi uomo; la ragazza non è innamorata di lui, lo ha scelto solo per emanciparsi dal suo fidanzato. Quindi il rapporto è destinato a fallire, si tratta di una delusione annunciata.

Colui che ha fatto una scelta di autarchia affettiva ha perso la chiarezza dei propri sentimenti, agisce di rimbalzo, in modo reattivo alla realtà, non spontaneo, quindi non riconosce più l’amore vero da una infatuazione competitiva. E si destina al fallimento.

6. La depressione

La mail

Caddi in una depressione cupa, e la mia sensazione è che quell’evento mi abbia segnato per sempre. Non so cosa si sia rotto, ma di fatto persi interesse per la vita, per gli studi e tutto quanto.

Dopo qualche mese, questa ragazza mi ricontattò, sembrava che non potessimo rinunciare l’uno all’altra. Era molto strano, perché si ricostituì quella simbiosi clandestina che avevamo agli inizi, io ero innamorato perso ma lei, pur avendo cambiato diversi fidanzati, non decise mai di mettersi con me perché — a quanto mi disse — non voleva rischiare di rovinare quel rapporto così importante. Questa cosa per quanto assurda andò avanti per quasi cinque anni prima che io decidessi di farmi razionalmente violenza e reciderla per sempre.

Commento di Nicola Ghezzani

Alla delusione annunciata segue la depressione. Davide ormai ha capito che i suoi tentativi di essere come gli altri e di aprirsi all’amore sono destinati a fallire, quindi si chiude di più e si odia. La depressione è il frutto di questo odio per se stesso. L’odio più palese investe la ragazza che lo ha deluso e per estensione tutte le donne; ma si tratta di un sentimento di superficie, che nasconde la triste consapevolezza di porsi verso la vita in modo falso, attraverso una maschera di normalità che gli fa perdere il senso dei suoi più veri e profondi sentimenti e lo indirizza verso scelte non autentiche. Davide studia per sentirsi bravo, non per se stesso, e si infatua per sentirsi uomo, non perché mosso da un vero desiderio di rinascita.

7. La vita alienata. Rabbia e rifiuto generalizzato

La mail

In quel periodo iniziai l’università e mi iscrissi a Ingegneria. In realtà ho sempre voluto fare il medico, anche se i miei genitori negano di avere fatto pressioni, ricordo che indirettamente fui spinto a questi studi dai consigli di un amico di famiglia che esercitava una forte influenza soprattutto su mia madre (era un suo collega di lavoro). Nonostante non fosse la scelta dei miei sogni, riuscii a laurearmi con una media piuttosto alta, perché avevo già sviluppato una tenacia ed ostinazione tipica che mi caratterizza ancora oggi sul lavoro.

La ragazza da cui avevo voluto separarmi forzatamente è di fatto fuori dalla mia vita, ma ancora oggi ogni tanto mi contatta per sms per sapere come sto. Io ormai non posso dire di esserne più innamorato, ma confesso che a volte mi manca. In realtà sono convinto che i mesi che ho trascorso con lei per quanto in quella situazione assurda siano stati gli unici veramente felici della mia vita. Negli anni a seguire sono stato a volte avvicinato da altre ragazze, ma le ho sempre respinte o comunque non assecondate perché non riuscivo più ad innamorarmi. A parte una piccola storia di un mese soltanto, non ho mai avuto storie sentimentali. E non ho mai avuto rapporti intimi di alcun genere.

Commento di Nicola Ghezzani

La vita alienata si è ormai impossessata dell’intera personalità di Davide. Studia Ingegneria non perché lo voglia, ma per compiacere la madre. I suoi desideri vanno verso Medicina (è evidentemente “toccato” dall’idea di “malattia”...) ma obbedisce a quanto gli suggerisce la madre. Allo stesso tempo ha compiuto la scelta drammatica di rinunciare a ogni possibile innamoramento, quindi a ogni possibile vera scelta personale in campo amoroso. Ha scelto di sacrificare la sua vita alla inautenticità, piuttosto che sognarne un riscatto mediante l’amore. La rabbia, anziché divenire energia evolutiva, viene adoperata per cementare la chiusura.

8. Fantasia di abnegazione e blocco evolutivo

La mail

Quattro anni fa però ho avvicinato una ragazza di 8 anni più giovane durante un corso serale, mi piaceva fisicamente e abbiamo iniziato a frequentarci. La cosa assurda è che si è innescato un meccanismo simile a quello che avevo vissuto anni prima: posso dire di essermene innamorato, lei però da subito è stata chiara a parole dicendo da un lato che le interessava frequentarmi, ma che non voleva una storia sentimentale. Vive e studia da tempo a Venezia, ma quando può ogni tanto ci vediamo e rimane forse l’unica donna che ad oggi riesca a suscitarmi qualche emozione vera. So che non dovrei vederla più, ma preferisco questo rapporto al vuoto emotivo assoluto. Quando esco con lei, mi sorge la convinzione irresistibile (ma evidentemente sbagliata) che se si provano dei sentimenti reali e forti alla fine l’altra persona non potrà che esserne toccata. Mentre scrivo mi rendo conto dell’assurdità di questa affermazione, ma è quanto emerge dentro di me in quelle circostanze.

Sono quindi in qualche modo recidivo. Il problema è che nonostante oggi sia una persona considerata brillante e con molti interessi, dentro di me so che fondamentalmente sono un po’ misantropo. La maggior parte delle ragazze che incontro non mi comunicano emozioni tali da suscitarmi il desiderio di corteggiarle, mi sembrano persone qualunque e poco interessanti. E la mia vita in generale mi sembra vuota e senza prospettive, come se avessi preso anni fa un bivio che mi ha allontanato da quello che era veramente previsto per me.

Commento di Nicola Ghezzani

La decisione di non rimettersi più in gioco è ormai presa. Davide ha paura dell’amore, paura di ricadere sotto l’arbitrio di un altro essere umano e non lo vuole, ha perso la qualità fondamentale della fiducia. Gli resta una speranza larvata di “muovere a compassione” l’animo della persona insensibile. Ma si tratta di una speranza fittizia: egli si è ormai messo nella posizione di chi non ha diritto all’amore, di chi in fondo non lo vuole e trova una situazione di stallo e di immobilità per sistematizzare le sue paure e le sue volontà. La personalità si è arrestata in un vero e proprio blocco evolutivo.

9. Disalienazione. Primi segni di un riscatto

La mail

Da qualche anno mi sono iscritto a Biologia perché pensavo che recuperando l’area di studi a cui ero veramente interessato da sempre avrei alleviato il mio senso di smarrimento: ho in effetti dato molti esami con ottimi voti, ma non so se gli impegni di lavoro mi permetteranno di reggere questo ritmo (sono anche impegnato in attività di teatro amatoriale).

Fortunatamente ho anche momenti di allegria e la maggior parte della gente mi conosce come una persona socievole, abbastanza solare e sul lavoro anche molto determinata, ma io so che non è così. E sono sempre più preoccupato di restare bloccato per il resto della vita, e alla fine di legarmi ad una persona senza un vero interesse, per non restare da solo per sempre.

Mi scusi ancora per il racconto fiume. Spero che possa darmi qualche spunto di riflessione, chissà che magari io non riesca a vedere le cose da un punto di vista diverso, in fondo un po’ ci spero. E so anche che dovrei andare da un terapeuta, ma forse per via della mia cronica ostinazione spero di riuscire a prendere in mano la mia vita da solo.
Cordiali saluti, Davide

Commento di Nicola Ghezzani

Davide si iscrive finalmente ad una facoltà che ama. Segno che il periodo di soggezione al Super-io familiare e di collusione masochista con esso sta per giungere a termine. Si predispone a una sana ribellione e ad una “rinascita”. È consapevole che non può più consentire a una ragazza che non lo ama di tenerlo in scacco per anni. Comincia a rendersi conto che la rinuncia ad amare è anche rinuncia ad essere amati, quindi rinuncia a sentirsi un essere umano completo con diritti tanto all’amore quanto alla evoluzione della personalità. L’isolamento affettivo (l’anoressia sentimentale) è perciò la parte visibile di un masochismo amoroso e di un blocco evolutivo che fanno di lui un individuo alienato, impegnato in una pericolosa mimesi della morte.

Non di meno, egli si scusa del racconto-fiume, non vuole “disturbare”. E aggiunge: spero di riuscire a prendere la mia vita in mano da solo. Cioè, non ha ancora integrato nella sua mente e nel suo cuore l’idea che chiedere aiuto e dipendere da un altro essere umano (uno psicoterapeuta, in questo caso) possano costituire una opportunità positiva piuttosto che una minaccia. Dunque, non ha ancora reintegrato il circuito virtuoso della fiducia.

10. La mia risposta

Caro Davide
ho letto la sua interessante storia. A mio avviso Lei è un ragazzo molto intelligente ed empatico, cosa dimostrata sia dal suo successo negli studi che dalle molte e benevole amicizie. Ma proprio queste qualità — queste iperdotazioni — hanno fatto di Lei un soggetto a rischio: uno di quegli individui “predisposti” sin da bambini alla carriera del “figlio d’oro”, quindi alla “servitù d’amore”. Lei è sempre stato molto obbediente, infatti è giunto a tradire le sue vocazioni per rendere felici gli altri.

Crescendo, a livello intimo, Lei si è identificato con il “debole”, quello che subisce la vita senza mai esserne il protagonista e ha cercato delle soluzioni a questa sua condizione. Quando si è innamorato della ragazza del suo migliore amico lo ha fatto nella speranza di essere come lui, libero e audace. Ha scoperto invece di essere ancora come un bambino nelle mani di una donna, una donna che l’ha illuso, l’ha “sedotto e abbandonato”. Ne è rimasto mortalmente ferito: perché ha tradito il suo miglior amico è perché è stato tradito dalla ragazza. Da qui la chiusura nella delusione, quella che io chiamo anoressia sentimentale.

Attualmente lei è in una seria crisi di mancanza di senso e di motivazioni. Ha respinto tutto e ora, di conseguenza, è vuoto e solo. Cerchi se stesso, faccia solo esperienze sincere che la facciano sentire libero e se stesso. Non abbia paura della solitudine: il suo maggior pericolo è la mancanza di senso.

Legga due miei libri: “Volersi male” e “L’amore passionale”, nei quali ho cercato di tratteggiare caratteri come il suo. Sono convinto che l’aiuteranno a capirsi di più e, mi auguro, a stare meglio.
Un caro saluto

Nicola Ghezzani


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