Affettività e amore — Sito di
Psicologia di Nicola Ghezzani

Dipendenza affettiva, ansia e attacchi di panico

Soffrire d’ansia, fobie e attacchi di panico vuol dire soffrire di un disturbo dell’emotività relativo a dinamiche psicologiche di separazione, evoluzione e maturazione personale. Chiunque abbia ansia o panico sa quanto siano importanti per lui le persone con le quali ha organizzato la sua vita affettiva. Spesso la prima crisi d’ansia o di panico si era associata a un periodo di conflitti con un genitore, o alla morte di uno di essi o a quella di un nonno o di un altro caro. Altre volte la crisi è esplosa in momenti di intenso sforzo personale per acquisire una necessaria indipendenza, o dare alla propria vita una particolare direzione. Altre volte ancora è coincisa con un momento di crisi, più o meno grave, nella relazione con un coniuge o con un compagno o un fidanzato.

Il punto della questione è che dinamiche emotive legate a un conflitto mettono alla prova, portandola fino allo stress, la capacità individuale di reggere a distacchi, separazioni, conflitti, indipendenze, nuove forme affettive di legame, nuovi sviluppi della vita che devono talvolta sostituire i vecchi schemi. Ma a questa necessaria evoluzione fanno riscontro angosce di perdita, di abbandono, di colpa.

Ebbene ([4]):

... il disturbo d’ansia è sempre caratterizzato dal timore, più o meno manifesto, di perdere l’affetto o la stima di persone importanti. La paura della perdita del legame (la paura dell’abbandono) è, in queste patologie, il sottofondo tematico costante. Dal bambino che ha paura di fare brutta figura a scuola e di perdere la stima degli insegnanti e l’affetto dei genitori (e che per questo motivo sviluppa angosce di prestazione, disturbi dell’emotività e fobie sociali), fino all’uomo che manifesta ansie paranoidi perché ha paura di perdere il legame affettivo con la moglie o il legame sociale col datore di lavoro o col superiore gerarchico, la patologia tocca costantemente lo stesso tema. Il soggetto teme che un suo modo di essere inadeguato o riprovevole gli alieni la protezione offertagli dai legami sociali, soprattutto se importanti e connotati di affetti di forte intensità...

Insomma, chi soffre d’ansia ha paura di perdere (per colpa o inadeguatezza proprie) figure e affetti importanti. Sicché, ogni possibile conflitto, anche inconscio, e ogni possibile emancipazione o separazione, vengono “prevenuti” da un attacco d’ansia, che “rimette le cose a posto”, perché fa regredire l’individuo in crisi al livello della paura, della rassegnazione e della dipendenza.

In breve diviene necessario per il soggetto ansioso dotarsi di un rapporto inscindibile, che dia garanzie di affidabilità a fini di tutela personale.

Colui che soffre di ansia e panico è una persona che non ha ancora sviluppato una adeguata capacità di distanza dalle persone di cui ha bisogno per sentirsi “a posto”. Queste persone sono talvolta i genitori, talaltra i figli o il coniuge, talaltra ancora autorità importanti per la propria vita. Spesso si tratta del partner sentimentale, con il quale s’intrecciano legami oscillanti fra la dipendenza affettiva, la co-dipendenza (un gioco complesso di patologica necessità reciproca) e il rischio di cedere al panico.

I sintomi correlati alla dipendenza affettiva sono numerosi e complessi. In sintesi questi che elenco qui di seguito sono i più consueti (l’ordine in cui li enumero segue una logica di progressiva “gravità”):

Naturalmente, questi sintomi non sono tutti presenti in modo simultaneo. Lo sono in modo discontinuo, e secondo la struttura personalità di ciascuno. Per esempio, l’ultimo sintomo (la persecuzione del partner) riguarda solo le strutture di personalità gravemente isteriche o borderline, che sono abbastanza rare.

A questa dinamica generale va aggiunta quella per la quale chi soffre di panico quasi sempre sceglie una persona affidabile cui fare sempre riferimento. Cito ancora dal mio articolo:

... A mia conoscenza — e secondo quanto chiunque può leggere nella letteratura clinica — non esiste una persona affetta da attacchi di panico che, non abbia sviluppato, una dipendenza affettiva. La dipendenza affettiva è il correlato sistematico, più o meno visibile, ma sempre presente, delle patologie da ansia patologica. A maggior ragione, allorché il DAP esita in una cronicità, diventa cioè stabile, si evidenzia la presenza costante di almeno una persona da cui il soggetto ammalato deve dipendere per essere tranquillizzato a livello psicologico e/o gestito a livello fisico...

Questo tipo di dipendenza è, a sua volta, una patologia, che si aggiunge a quella già radicata del panico, sicché è impossibile curare il disturbo da attacchi di panico senza prendere in esame anche le relazioni di dipendenza affettiva che la persona ha organizzato per gestire i propri sintomi.


Bibliografia

  1. Ghezzani N., “Uscire dal panico”, Franco Angeli, Milano, 2000.
  2. Ghezzani N., “Volersi male”, Franco Angeli, Milano, 2002.
  3. Ghezzani N., “Quando l’amore è una schiavitù”, Franco Angeli, Milano, 2006.
  4. Ghezzani N., “Dipendenza affettiva”, su Pan 1/2006.

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