Affettività e amore — Sito di
Psicologia di Nicola Ghezzani

La dipendenza da romanticismo

Il mondo di Eros è un mondo complesso. Alla sua base è costituito da istinti naturali:

Questi istinti naturali non esistono mai allo stato “puro”, perché sono sempre amministrati in ciascuno di noi dal sistema culturale che stabilisce le “regole” dell’incontro sessuale: la somma di istinto e regole culturali è quel variopinto arcobaleno che chiamiamo sessualità.

Come ogni mondo umano, anche il mondo di Eros, la sessualità, esiste tanto nel mondo oggettivo quanto nel mondo soggettivo. E come ogni altro mondo umano, il mondo di Eros è tanto più oggettivo quanto più vuole avere rapporto (positivo o negativo) con le regole sociali; e tanto più soggettivo quanto più esso vuole tenersi separato (protetto) rispetto alle regole sociali.

La struttura erotico-affettiva più intima è l’autoerotismo, che non necessariamente coinvolge gli organi genitali. Si può essere autoerotici senza avere la minima necessità di masturbarsi. In questo caso abbiamo a che fare con la fantasia amorosa.

Volendo vivere l’esperienza amorosa, ma non potendo viverla nella realtà a causa dei conflitti che essa scatenerebbe, colui che dipende da fantasie romantiche si crea una realtà a parte, controllata fin nei minimi dettagli in tutto l’arco del suo nascere, crescere, morire.

In tal modo il fantasticatore solitario si mette al riparo sia da traumi che, ancor più, dalla conoscenza della totalità del suo interno mondo emotivo.

In tal senso, così come esistono personalità incentrate sulla rivendicazione di attività sessuali (che talvolta esitano nella dipendenza sessuale) e personalità che hanno al loro centro la rivendicazione amorosa (che possono sviluppare la dipendenza affettiva), esistono anche personalità incentrate sulla rivendicazione di attività fantastiche di tipo romantico.

Sono persone la cui vita reale, spesso contratta dall’inibizione vitale, affettiva e sessuale e condannata alla carenza o alla aridità, necessita di difese dal senso di morte che le invaderebbe. Queste difese possono organizzarsi intorno ad un uso autoerotico (in senso psichico) della fantasia romantica.

Al livello minimo, si tratta di “infatuazioni” passeggere, che appunto come un fuoco fatuo illuminano per un breve tratto un paesaggio di morte: la soggiacente depressione, causata da un super-io frustrante e inibitorio.

A livelli massimi, la personalità si avventura in storie lunghe e complesse, vere e proprie narrazioni epico-erotiche, film ad occhi aperti con forte contenuto visionario, che possono durare anni e coinvolgere intense sensazioni somatiche. Si tratta allora di un complesso di immaginazione pura e di “melodia cinetica”, nel quale la passione amorosa va incontro ad alterne vicissitudini (come avviene a Psiche nel racconto di Apollonio Rodio), passando dall’esaltazione alla disperazione e viceversa.

Spesso la fantasticheria ha per oggetto la reale persona amata, altrettanto spesso tuttavia ha per oggetto persone e situazioni irreali, talvolta scopertamente infantili.

Un tipico strumento “tecnico” di appoggio è offerto dal cinema: donne e uomini patiti di storie di fantasia rappresentate sul grande schermo; un’altro è il romanzo di solito anche dozzinale, o come si diceva un tempo “d’appendice” o “rosa” (come per ogni dipendenza la necessità d’uso transige sui contenuti); altri strumenti ancora sono a metà strada fra l’uno e l’altro, quindi i teleromanzi, un tempo i fotoromanzi. Oggi sempre più la fantasticheria romantica invade Internet e le chat, dove è sistematico lo scontro di motivazioni fra donne che cercano storie romantiche e uomini a caccia di puro sesso.

La dipendenza da romanticismo è una forma di mitomania erotica e, al di là dell’aspetto “ingenuo”, cela disturbi nell’area del narcisismo la cui funzione è il più delle volte di coprire nuclei depressivi sepolti. L’abbandono a tale dipendenza comporta una degradazione dell’identità affettiva dello stesso genere che si riscontra nei casi di tendenza al tradimento e alla “doppia vita” e persino di promiscuità. Non va mai sottovalutata. Va curata come una patologia dell’identità seria quanto ogni altra.


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