Affettività e amore — Sito di
Psicologia di Nicola Ghezzani

Stalking: di che si tratta?

“Diana ed Atteone” (~ 470 a. C.), vaso attico dipinto dal Pittore di Pan.

Dell’amore coltiviamo, di solito, un’immagine edulcorata, spesso non vera. La dinamica amorosa può talvolta svelare sofferenze e patologie nascoste nella nostra psiche. Essendo un sentimento la cui base narcisistica risiede nella rivendicazione di attenzioni e di cure mettendo pertanto in gioco l’immagine interna, l’intimo sentimento di maggiore o minore “dignità” e “diritto” ad essere amati, l’amore smuove emozioni profonde e talvolta pericolose.

Di fatto è un sentimento che implica il bisogno di conquistare e possedere stabilmente un altro essere umano (l’amato) sulla base di un contratto di reciproco desiderio; quindi espone al giudizio dell’altro il lato spesso più vulnerabile della personalità: la propria desiderabilità, la propria autostima.

Per gli antichi greci, Eros (che per i latini sarà Amore) era un demone, un’entità posta a mezza strada fra l’umano e il divino. E Eros, nella sua furia maniaca, spingeva talvolta l’innamorato a fare cose che in stato di normalità non avrebbe mai compiuto. Anche a morire d’amore, talvolta a uccidere. Ebbene, come per effetto dell’antica mania, oggi molti uomini e altrettante donne vivono una dinamica amorosa definita stalking.

Cos’è lo stalking? Il termine anglosassone stalking è preso dalla caccia, dove significa “appostamento”: l’appostamento del cacciatore per il controllo e l’abbattimento della preda.

Un innamorato non sempre ha successo: accade talvolta che l’innamorato possa essere rifiutato. In questo caso, i più vivono una normale fase di “lutto” per la perdita della propria illusione amorosa; poi ne guariscono. Altri non se ne danno pace, se ne fanno una “malattia”, e attribuiscono all’oggetto amato la responsabilità della loro sofferenza. Dotati di bassa autostima e perseguitati da un profondo senso di indegnità e dall’angoscia dell’abbandono, provano sentimenti depressivi per la svalutazione subita e una rabbia più o meno cosciente. A questo punto scatta in loro il pensiero di “controllare” l’oggetto amato o anche di “punirlo” per ciò che ha osato fare, nella speranza di un riscatto o nel desiderio di una vendetta. Prendono allora a seguire il loro amato ovunque, gelosi della sua libertà, si appostano in prossimità della sua abitazione, lo tempestano di telefonate imploranti o minacciose, muovono terze persone per intercedere e realizzare un incontro; in breve, gli rendono la vita impossibile. Questa dinamica di appostamenti e di strategie di controllo a danno di un individuo che non intende aver col suo inseguitore alcun contatto fisico o affettivo è rubricata nella psicopatologia moderna sotto il nome di stalking. Nel codice penale configura il reato di molestie e talvolta di violenza contro la persona.

Si tratta di un comportamento patologico di tipo ossessivo compulsivo, cioè ripetuto e incontrollabile da parte del soggetto che lo pone in essere, e ha di solito basi depressive. Perseguitato dall’autosvalutazione, il soggetto dello stalking vive l’amore come una cura da quella “malattia mortale” che è la depressione; la sua furia contro chi lo rifiuta dipende dalla sensazione di essere da questo condannato a vivere una tormentosa “morte interiore”.

La cura — anche nei casi di rilevanza penale — è sempre la psicoterapia, se necessario associata a farmaci antidepressivi. Possono essere utili gruppi di autocoscienza e di auto-aiuto che potrebbero, con attenzione e rispetto, coinvolgere anche le stesse vittime.


Glossario

Stalking
Il termine stalking deriva dal verbo inglese to stalk, appostarsi, ed è preso dalla caccia. Lo stalking è l’atto dell’appostamento del cacciatore per il controllo e l’abbattimento della preda. In psicopatologia definisce comportamenti persecutori dovuti a gelosia, invidia, rabbia vendicativa per una delusione, amorosa o sociale, subita.

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